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Il Dpcm autorizza la formazione in presenza in azienda. Raccolto l’appello di Fondo For.Te.

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L’ok del governo dopo la richiesta lanciata a dicembre. “Un primo importante passo avanti”

Il Dpcm varato oggi ripristina finalmente il diritto alla formazione in azienda. Pur con tutte le cautele che la situazione sanitaria impone, infatti, il decreto raccoglie l’appello lanciato da Fondo For.Te. nello scorso mese di dicembre e rende di nuovo possibile lo svolgimento dei corsi in presenza all’interno dei luoghi di lavoro. Il testo specifica come sia consentita “la formazione in azienda esclusivamente per i dipendenti dell’azienda stessa, secondo le disposizioni emanate dalle singole regioni”.

Di fatto, si tratta di un’apertura che ricalca sostanzialmente la richiesta formulata al Governo da Fondo For.Te. Nella lettera si evidenziavano le gravi ripercussioni delle misure che vietavano in ogni circostanza la formazione in presenza e si suggerivano soluzioni, specie per le aziende che, sulla base del codice ATECO, sono comunque autorizzate a operare con i lavoratori in presenza nel rispetto dei protocolli di contrasto al Covid-19.

Si tratta di migliaia di realtà sul territorio nazionale – sottolineano Paolo Arena e Rosetta Raso, presidente e vicepresidente di For.Te. – alle quali è stata paradossalmente negata l’opportunità di investire nella crescita delle competenze dei propri lavoratori pur continuando a operare quotidianamente in presenza. Il Dpcm appena varato è un primo, importante passo avanti nella giusta direzione: ci auguriamo che con il nuovo esecutivo si sia aperta una stagione di dialogo, di ascolto e di confronto, ben consapevoli che è proprio dalla formazione e dalle competenze che potrà ripartire il Paese una volta messa alle spalle l’emergenza sanitaria”.

A proposito del Superbonus del 110%, nella bozza, a pagina 175, si legge: «Si intende estendere la misura dal 2021 al 2023». Ci sono 20 miliardi per il potenziamento dell’istruzione, «dagli asili nido all’università». Dieci per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, 15 per la tutela del territorio, 6,6 per le politiche per il lavoro, 7 per la telemedicina e la sanità territoriale, 6 per il turismo, 5,3 per le «reti ultraveloci (banda larga e 5G)» Dei 191,5 miliardi 68,9 arriveranno sotto forma di trasferimenti, cioè a fondo perduto, e 122,6 come prestiti. Il governo cercherà di ottenere fin dall’anticipo di luglio la massima parte di trasferimenti possibile, per non aggravare il debito pubblico. A pagina 290 è descritta la governance: «Coordinamento centralizzato» al ministero dell’Economia e una «Cabina di Regia per il Pnrr» a Palazzo Chigi. Sarà assicurato il coinvolgimento degli enti locali. In Germania, intanto, i giudici di Karlsruhe hanno respinto la richiesta di sospendere la ratifica del Recovery fund. Il Piano può andare avanti.


© Fonte For.Te


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